Come è accaduto immancabilmente negli ultimi 28 anni, anche oggi decine di migliaia di persone hanno sfilato sulla Pizza Azadi di Teheran in occasione dell'anniversario della rivoluzione islamica del 1979. I soliti slogan contro gli Stati Uniti e Israele hanno caratterizzato la manifestazione e Mahmoud Ahmadinejad ha ribadito ancora una volta che il suo paese non intende rinunciare al diritto di arricchire l'uranio. Quello che rende differente l'11 febbraio di quest'anno rispetto a quelli degli anni precedenti è la pesante ombra delle prossime elezioni, fissate per il 14 marzo. In quella data, gli iraniani sono chiamati a rinnovare i 290 seggi del Majlis, il parlamento della Repubblica Islamica. Mai come in questi ultimi mesi, i vertici della Repubblica Islamica sono stati divisi. La politica estera, la politica economica, la politica sociale e infine la presenza sempre più diretta e ingombrante dei vertici dei Pasdaran, le milizie islamiche, nella politica e nell'economia del paese sono le ragioni che caratterizzano le attuali divisioni. Ormai non sono solo i riformisti guidati dall'ex presidente Mohammad Khatami o i pragmatici che obbediscono all'altro ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani a opporsi all'attuale presidente fondamentalista Mahmoud Ahmadinejad. L'arco delle forze che non condividono la politica del governo e lanciano un allarme per la presenza sempre maggiore di militari in ogni settore della società, si è allargato fino a includere personaggi e correnti che solo qualche mese fa erano considerati alleati di Ahmadinejad.

Mohsen Rezaii, ex comandante in capo dei Pasdaran e attuale Segretario Generale del Consiglio per il discernimento di Stato, Ali Larijani, ex negoziatore nucleare e già Segretario Generale del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale, Mehdi Karroubi, ex presidente del Majlis, Ali Asghar Haddad Adel, attuale presidente del Majlis, e Mohsen Ghalibaf, ex capo della polizia e attuale sindaco di Teheran, sono alcune delle figure di primo piano del paese che hanno deciso di abbandonare Mahmoud Ahmadinejad. Ancora più pesanti sono le parole pronunciate da due nipoti dell'ayatollah Rouhollah Mussawi Khomeini. Ali Eshraghi e Hasan Khomeini hanno condannato senza riserva alcuni aspetti della politica dell'attuale governo, disertando la manifestazione di questa mattina in Piazza Azadi. Ali Eshraghi era candidato dell'area riformista alle prossime elezioni parlamentari, ma è stato escluso in quanto non idoneo. «La mia esclusione - ha dichiarato Eshraghi, la cui madre era la figlia prediletta del fondatore della Repubblica Islamica - non è una vicenda che riguarda solo la mia persona, ma è offesa gravissima a tutta la nostra famiglia». Suo cugino Hasan, figlio del secondogenito di Khomeini, Ahmad, accua addirittura l'attuale leadership del paese di aver «tradito» gli ideali del nonno. Hasan, che è custode del mausoleo dove è seppellito l'ayatollah Khomeini, definisce una «grave deviazione» la presenza sempre maggiore dei militari nella vita politica del paese. «Uno dei criteri per valutare se la Repubblica Islamica segue la strada tracciata da mio nonno - ha detto Hasan Khomeini - è la presenza o meno dei militari sulla scena politica». «L'Ayatollah Khomeini - prosegue Hasan - non ha mai nascosto la sua avversità alle interferenze dei militari nella vita politica e sulle scelte del governo. Il militare che ritiene opportuno intraprendere una carriera politica, deve abbandonare prima la divisa».

Alla vigilia del 29esimo anniversario della rivoluzione islamica, l'attuale comandante dei Pasdaran aveva attaccato e minacciato tutti gli avversari del presidente Ahmadinejad, affermando che «difendere questo governo non è semplicemente una scelta politica, ma un dovere religioso». Il generale Mohammad Ali Jaafari è il primo comandante delle Guardie della Rivoluzione che scende apertamente e direttamente in campo a sostegno di un governo. «Le divisioni politiche di ieri - ha dichiarato Jaafari parlando ad alcune migliaia di studenti - non sono più valide e non possiamo più parlare di destra e sinistra o seguaci di questi o altri valori, oggi abbiamo davanti a noi una scelta molto più profonda, essere con l'attuale governo e fare una rivoluzione nella rivoluzione, oppure aderire al fronte anti rivoluzionario». Dichiarazioni che vengono interpretate da tutte le forze che per una ragione o per l'altra si oppongono all'attuale governo come una minaccia che va presa molto seriamente. Dichiarazioni che vanno anche contro la Costituzione della Repubblica Islamica, che vieta a chi indossa una divisa di interferire nella vita politica del paese. Per la Costituzione, ai Pasdaran spetta solo il ruolo di difendere la rivoluzione islamica e non di intervenire nella gestione della Stato.

di Ahmad Rafat - adnkronos