[Egitto] Il rumore degli intellettuali

L'Egitto negli ultimi cinquant'anni ha fatto un salto indietro di due secoli e la crisi culturale e sociale in cui è precipitato potrà trovare soluzione solo con una rivolta degli intellettuali. Parola di poeta: di Ahmad Abdal Muti Higazi, vittima dei fondamentalisti per le sue idee «liberali». Considerato uno dei più significativi poeti arabi contemporanei, è anche romanziere e saggista. «Con qualche accortezza», dice, può scrivere tutto ciò che desidera nella rubrica settimanale sul principale quotidiano governativo egiziano Al Ahram.

[Palestina] Mahmud Darwish: "Oslo e Hamas due disgrazie per la democrazia"

L'avvento di Hamas a Gaza «non mi fa paura da un punto di vista politico. Mi fa paura invece da un punto di vista culturale. La loro tendenza è di imporre i propri principi su tutti. Credono in una democrazia "buona per una volta soltanto", per giungere alle urne e al potere. Pertanto sono un disastro per la democrazia. (La loro) è una democrazia antidemocratica»: lo afferma il poeta nazionale palestinese Mahmud Darwish in una lunga intervista al quotidiano Haaretz di Tel Aviv.

[Palestina] Mahmud Darwish: «Israele ha paura della pace»

Intervista con Mahmud Darwish*, il più rappresentativo poeta palestinese:

Lei aveva sette anni quando il suo villaggio fu attaccato dalle truppe israeliane. Dovette fuggire in Libano, dove ha vissuto da esule. E ha cantato i peripli di Beirut in uno splendido poema che compare nell'antologia palestinese edita da Manifestolibri. Eppure, quest'estate, raggiunto al telefono dal nostro giornale, non ha voluto esprimersi sulla nuova agonia di Beirut aggredita da Israele. Perché?

Ero assediato dai media che chiedevano al poeta risposte che solo i politici potevano dare. Lo so che non era l'intento del manifesto, le porgo le mie scuse tardive, ma ho voluto sottrarmi al bazar. Oggi vorrei rivolgere una domanda a chi mi chiamava dall'Europa, dicendosi «disorientato» dalla nuova guerra d'aggressione: dove sta l'intelligenza di Israele se, per impedire la resistenza libanese o palestinese, determina le condizioni che la producono? Pensa che le fattorie di Sheeba in Libano siano possedimenti minerari? Non valgono niente, e se si ritirasse, Hezbollah non avrebbe più bisogno di armi. Se Israele non vuole la resistenza palestinese deveritirarsi entro i confini del '67. Se vuole la pace con gli arabi, deve ritirarsi dal Golan. Cosa fa ancora a Ramallah e a Gaza? I palestinesi chiedono solo il 22% del territorio nazionale storico, tutti i problemi del Medioriente potrebbero finire se ci riconoscessero almeno questo. Gli israeliani sono come i bianchi del Sudafrica e noi i neri. Abbiamo accettato di essere i neri, ma non basta: per loro non possiamo essere né bianchi né neri: cosa vogliono? La mia unica conclusione è la seguente: gli israeliani non sono maturi per questa pace, hanno paura della pace.

[Iraq] Un paese martoriato

artiiraqiMedioriente.net, maggio 2006

Ha esposto le sue opere nelle più importanti mostre di avanguardia, ma anche alla Biennale di Venezia, ha girato tutta l’Europa con le sue installazioni multimediali per far conoscere la realtà del suo paese. I suoi video sono stati proiettati in numerosi festival. Al Fadhil ha il passaporto italiano, ma è iracheno. A Baghdad vive ancora tutta la sua famiglia, a Baghdad viveva suo fratello Amhed, ucciso ad aprile da una scheggia di bomba che gli è penetrata nel cuore. “ Qui si muore ogni momento, e ormai nessuno ha più il controllo della situazione: solo bande armate, solo gruppi e organizzazioni estremiste radicali da ogni dove. Il paese è completamente nel caos”.

[Iraq] Gli intellettuali laici denunciano la divisione in comunità dell’Iraq

di Émilie Sueur per L'orient-le jour, 5 maggio 2006

sunnPiù di tre anni fa, i carri armati dell'esercito americano entravano a Baghdad. Qualche mese più tardi, Saddam Hussein veniva catturato. Dopo 35 anni di dittatura, l'Iraq entrava in una nuova fase. Ma oggi, decine di iracheni, in maggioranza civili, vengono uccisi ogni giorno, numerosi squadroni della morte seminano il terrore nelle strade di Baghdad, le condizioni di vita sono più precarie e il processo politico fatica a mettersi in moto.

[Letteratura] Abbas Baydoun; l’intellettuale arabo moderno e le sfide del suo tempo

di Simone Sibilio

baydoun“Camminare per le strade del centro di Palermo il cui nome è riportato in italiano, ebraico e arabo o contemplare incantati quella fusione di stili, quella sintesi peculiare di diverse culture, l’islamica, la bizantina e la normanna incarnata nel Duomo di Monreale è un’esperienza incantevole che rievoca i fasti di un glorioso passato”, confessa con nostalgico entusiasmo il poeta libanese ‘Abbas Baydoun, appassionato d’arte e sostenitore convinto che l’incontro tra diverse civiltà rappresenti una ricchezza. E la Sicilia come l’Andalusia è un luogo unico in questo, è l’esempio favoloso di una terra capace di testimoniare il sincretismo religioso, artistico e culturale prodotto dallo splendore delle tante civiltà che si sono succedute, ma anche mescolate. La Sicilia è la culla del mediterraneo, il mare che unisce e divide, crocevia di popoli, grembo della storia, oggi spazio simbolico in cui sono riposti gli interrogativi e le ansie, ma anche le speranze di un futuro migliore per gli uomini, come rivela Baydoun: “Che il mediterraneo sia parola di un nuovo inizio, parola dell’aria, della polvere e della libertà, parola di pura assenza e immaginazione affinché diventi una promessa nell’aria, un uccello senza meta.”

Una mail per Allah

allahCaro Allah,
Io non devo parlarti
Come ha fatto Mohammed al Maghout
O come Fadhil al Azzawi
Adesso io ho un'email
E tu puoi rispondermi
Cliccando su "reply"
Molte domande mi assillano
E tu devi darmi una risposta
Nel frattempo sono diventato quarantacinquenne
E penso che sono saggio abbastanza
Per parlarTi delle tue funzioni
Che fai tutto il giorno?
Tu leggi i giornali?
E Ascolti la radio?
Non hai sentito niente sulle preghiere del Venerdi'?
E sull'Iraq?
La terra dove il tuo nome e' venerato
Perche' non fai niente?
Sei morto?

[Palestina] Muhammad al-Dorra, simbolo della seconda Intifada

di Simone Sibilio

mahQuando si parla di Seconda Intifada subito si ritorna con la mente alle vivide immagini del martirio del piccolo Muhammad al-Dorra tra le braccia del padre che al riparo dietro a una roccia aveva disperatamente tentato di pararlo dalle granate dell'esercito israeliano.
Quella scena agghiacciante che penetrò nelle case di tutto il mondo sarebbe stata sopportabile se avesse costituito il momento topico di uno scadente film di guerra, magari a lieto fine, che il giorno seguente la nostra coscienza avrebbe tranquillamente rimosso.
O pure sarebbe stata (seppur con gran sforzo) accettabile se ci fossimo imbattuti nella visione di un lavoro cinematografico più sofisticato ed accurato mirante a riprodurre fedelmente le folli verità di una guerra.

[Palestina] Passaporto di Mahmud Darwish: grido d'identità

a cura di Simone Sibilio

mahPrivati della terra da più di cinquant'anni, ma non del desiderio di cantarla. I palestinesi, è proprio il caso di dirlo, trovano asilo naturale nei versi dei loro grandi poeti, nel canto nostalgico e sanguigno della loro patria, in ogni fenomeno artistico capace di affermare i loro diritti, esaltare la propria identità etnica nazionale, veicolare un messaggio di perseveranza nella lotta di resistenza a quella brutale occupazione militare che mina i più elementari diritti civili. Alle armi e al dominio militare del territorio i palestinese sin dall'inizio hanno risposto con una fiorente letteratura patriottica che per quanto sia stata soggetta alla censura israeliana ed ogni tentativo di impedirne la diffusione, è riuscita ad imporsi all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale anche grazie alla portata e al valore dei suoi più illustri esponenti. Mahmud Darwish è uno di questi, anzi è indubbiamente il più rappresentativo poeta palestinese del nostro tempo. Intellettuale raffinato e carismatico, sempre attivamente partecipe delle sciagure patite dalla sua gente, da oltre quarant'anni i suoi versi ritraggono profondamente la tragica esperienza della Palestina.