«Vi diciamo che questo Libano non sarà israeliano, mai. Questo Libano non sarà americano e non lo dividerà perché resterà il paese della resistenza». È quanto ha affermato il leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah, durante il discorso tenuto oggi in occasione dei funerali di Imad Mughniyeh, rivolgendosi ai politici dei partiti di maggioranza che oggi hanno celebrato il terzo anniversario della morte dell'ex premier Rafiq Hariri nel centro della capitale. Parlando invece ai suoi, Nasrallah ha aggiunto: «Non stupitevi di questa morte, il suo martirio si inserisce nel percorso naturale del martirio di tutti i capi del nostro movimento che combattono contro Israele e l'America». Il capo di Hezbollah ha ricordato che per il suo movimento la guerra del luglio 2006 è ancora in corso. «I sionisti ritengono che questa morte sia un grande successo, ma essa indica invece quale sarà la nostra vittoria: ogni volta che hanno ucciso un nostro esponente la resistenza è cresciuta - ha affermato - Così è stato per l'uccisione di Abbas Musawi, quando hanno pensato di fermare la resistenza con la sua morte, e dopo pochi anni, nel 2000, sono usciti dal Libano sconfitti per mano della resistenza che ha operato a nome di Musawi. Oggi hanno ucciso Mughniyeh, pensando di aver ucciso la resistenza. Io vi dico che la guerra del luglio del 2006 è ancora in corso dal punto di vista politico e mediatico ed è sostenuta dagli stessi paesi che l'hanno iniziata. Dal luglio del 2006 ad oggi tutto il mondo ha visto di chi sia la responsabilità». Nasrallah ha infine affermato che nella guerra del 2006 per la prima volta l'esercito israeliano è uscito sconfitto da un confronto militare e ha definito Israele «un cancro nel corpo arabo».
È arrivata durante i funerali di Imad Mugniyeh, ucciso due sera fa in un attentato a Damasco, la minaccia di rappresaglia da parte di Hezbollah, che considera lo Stato ebraico il responsabile dell'uccisione del suo comandante. «Il sangue di Imad Mughiyeh - ha tuonato il leader del Partito di Dio, Hassan Nasrallah, parlando dinanzi a migliaia di persone a sud di Beirut - sarà la strada per eliminare Israele».
«Avete ucciso Hajj Imad fuori dal naturale campo di battaglia - ha urlato il leader di Hezbollah, rivolto a Israele - Avete superato il confine. Sionisti, se volete questo tipo di guerra aperta, allora lasciate che tutto il mondo lo senta: avrete questo tipo di guerra». E ancora, nel sottolineare che tutti gli indizi portano a Israele per la morte di colui che è stato definito «il Bin Laden sciita», il leader di Hezbollah ha minacciato ancora: «In qualsiasi futura guerra, non ci sarà un Imad o poche migliaia di combattenti, ma decine di migliaia di fedeli combattenti pronti a morire».
«Il nemico ha commesso un errore enorme, stupido, uccidendo Imad Mugniyeh», ha denunciato ancora il leader del «Partito di Dio», secondo cui il 'martiriò del comandante rappresenta un incoraggiamento ulteriore per procedere nel «Jihad contro Israele». «Come tutti gli essere umani - ha affermato Nasrallah in un videomessaggio trasmesso su uno schermo gigante ai funerali di Mugniyeh - abbiamo il sacro diritto di difenderci. Faremo tutto quello che dobbiamo per difendere il nostro Paese e il nostro popolo». «Il sangue di Mugniyeh porterà all'eliminazione di Israele», ha concluso, assicurando che «queste parole non sono una reazione emotiva».
Migliaia di libanesi, dal nord e dal sud del paese, continuano a convergere nella capitale Beirut per partecipare alle due manifestazioni politiche previste oggi in città. Secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa libanese, 'Nnà, la strada che porta da Sidone verso la periferia meridionale di Beirut è interessata da un intenso traffico di auto che in queste ore continuano a dirigersi verso la capitale per partecipare alle celebrazioni funebri di Imad Mughniyeh. Per questo le forze della sicurezza e dell'esercito libanesi sono impegnate in un intenso lavoro di gestione del traffico soprattutto lungo le strade della costa. Nonostante siano state aperte camere funerarie per la morte del dirigente Hezbollah anche in molti villaggi del sud del Libano, i militanti del partito sciita preferiscono accogliere l'appello lanciato ieri dal loro movimento e partecipare al funerale che si svolgerà tra poche ore alla periferia di Beirut. Dal nord cristiano, invece, continuano a giungere le auto di persone che intendono celebrare il terzo anniversario della morte dell'ex premier Rafiq Hariri, nonostante il comizio sulla piazza dei Martiri sia già iniziato. Si tratta però di una lunga manifestazione se si pensa che saranno 15 le persone che si alterneranno nel tenere discorsi dal palco.
Il comandante dell'esercito libanese e candidato presidenziale generale Michel Suleiman ha escluso che una nuova guerra civile possa scoppiare in Libano, ma ha anche ammonito che in mancanza di una soluzione alla lunga crisi politica che paralizza la vita istituzionale del Paese, «la bomba ad orologeria continua a ticchettare». «Posso rassicurare i giovani che non c'e una guerra civile, ma questo non significa che non ci saranno incidenti alla sicurezza», ha detto il generale Suleiman in un'intervista pubblicata oggi dal Nahar al-Shabab, supplemento per i giovani del quotidiano an Nahar. Suleiman ha descritto come «terribile» la spaccatura tra il governo filo-occidentale sostenuto dalla maggioranza parlamentare antisiriana e l'opposizione guidata dal movimento sciita Hezbollah che ha il sostegno di Siria e Iran. «La situazione è insostenibile. Dobbiamo risolvere la situazione perchè la bomba ad orologeria continua a ticchettare», ha affermato. Il generale, le cui truppe hanno sconfitto l'estate scorsa nel Nord del Paese i militanti del gruppo Fatah al Islam che si ispira ad al Qaida, ha ammonito che «il terrorismo di al Qaida è ancora presente» e ha aggiunto che il leader di Fatah al Islam Shaker al Absi «è fuggito e non sappiamo dove si trovi». L'opposizione guidata da Hezbollah ha chiesto che gli venga riconosciuto un potere di veto nel futuro nuovo governo, prima di consentire che Suleiman venga eletto presidente. Il Libano è senza capo dello Stato sin dal 24 novembre scorso, quando è terminato il mandato di Emile Lahud.
Sfidando una pioggia insistente e portando con se la bandiera nazionale, decine di migliaia di libanesi sostenitori del governo stanno affluendo nel centro di Beirut sin dal primo mattino, per celebrare il terzo anniversario dell'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri, mentre allo stesso tempo, Hezbollah si prepara a celebrare i funerali di massa di uno dei suoi massimi leader ucciso martedì a Damasco. Circa 9.000 soldati e agenti di polizia, sostenuti da mezzi blindati, sono stati dispiegati per evitare ogni possibile frizione tra i sostenitori delle forze governative del 14 Marzo e sostenitori di Hezbollah lungo le arterie stradali che conducono a Beirut o al Sud del Libano, dove Imad Mughniyeh, l'alto esponente del movimento sciita ucciso, sarà sepolto oggi. Molte centinaia di auto e autobus sono partite da città e villaggi in tutto il Paese per arrivare alla piazza dei Martiri, nel centro di Beirut, dove si svolge la manifestazione in memoria di Hariri, ma organizzata anche in segno di sfida ad Hezbollah che, con il sostegno di Siria e Iran, da oltre un anno conduce un'aspra battaglia per rovesciare il governo Siniora. Molti striscioni portati in corteo dai manifestanti hanno la scritta «Basta martiri, Basta sangue», in riferimento alla serie di assassinii che negli ultimi tre anni hanno falciato numerosi esponenti politici antisiriani. In contrasto con l'atmosfera festosa nel centro della città, la periferia meridionale - tradizionale roccaforte di Hezbollah -è in lutto per Mughniyeh, descritto sia come il comandante militare del movimento sciita, sia come coordinatore tra Hezbollah e i servizi segreti iraniani. Mughniyeh, 46 anni, ricercato dalla giustizia Usa per numerosi attentati terroristici in Libano e all'estero negli anni '80 e 90', è stato ucciso con 'un'autobomba martedì sera a Damasco.


